Ministri

Petition to stop software patents in EuropePetizione per fermare i brevetti software in Europa

Posted by OpenCLI on March 27, 2009
I.T. News, Pubblica Amministrazione, Società / No Comments


Introduction

Our petition aims to unify the voices of concerned Europeans, associations and companies, and calls on our politicians in Europe to stop patents on software with legislative clarifications.

The patent system is misused to restrain competition for the economical benefit of a few but fails to promote innovation. A software market environment is better off with no patents on software at all. Healthy competition forces market players to innovate.

European court decisions still accept in many cases the validity of the software patents granted by national patent offices and the European Patent Office (EPO) that is beyond democratic control. They not only continue to grant them, but also to lobby in favor of them. Despite the current deep crisis of the patent system, they are unable to reform and put at risk too many European businesses with their soft granting policy.

On 2005 the Commission appeared to be more supportive to the interests of major international conglomerates than of small and medium sized enterprises from Europe – who are a major driving force behind European innovation. The European Parliament rejected at the end the software patent directive, but has no rights for legislative initiatives.

Considerations

Studies

A large number of serious scientific and economic studies justify ruling out patents on software.

Copyright for software, but no patents

Software authors are already protected by copyright law, allowing others to innovate in the same space generating healthy competition, but this protection is undermined by patents on software. It is far too easy to violate patents on software whilst being completely unaware of any transgression. Software companies do not use and do not need the patent system to innovate. They must be protected from owners of dubious granted patents.

Litigation instead of innovation

Software patents miss their legitimate purpose. Patents on software favour litigation in detriment of innovation, defeating their democratic justification. They force software producers to spend on bureaucracy, lawsuits, and circumventing dubious granted claims on software what would otherwise be spent on Research and Development. Owners of patents on software, who sometimes doesn’t produce software themselves, obtain a means to exert unfair control over the market.

American mistakes

In the USA there are billions of dollars in litigation over software patents each year, and not only between software companies, but also other companies just because they have a web site (this starts to happen in Europe also). This mistake needs to be avoided in Europe.

We urge our legislators

  • to pass national legal clarifications to substantive patent law to rule out any software patent;
  • to invalidate all granted claims on patents that can be infringed by software run on programmable apparatus;
  • to also strive to propagate these rules to the European level, including the European Patent Convention.


Introduzione

La nostra petizione mira a unire le voci preoccupate di singole persone, associazioni ed aziende d’Europa, e chiede ai nostri politici in Europa di fermare i brevetti sui software introducendo una legislazione nuova e più chiara.

Il sistema dei brevetti è usato in modo scorretto per limitare la concorrenza per il vantaggio economico di pochi, ma non riesce a promuovere l’innovazione. È meglio che il mercato del software sia completamente libero dai brevetti: una sana concorrenza spinge gli operatori del mercato all’innovazione.

Le sentenze dei tribunali europei ammettono ancora, in molti casi, la validità dei brevetti sui software assegnati dagli uffici brevetti nazionali e dall’Ufficio europeo dei brevetti (UEB), che sono sottratti a qualsiasi controllo democratico. Questi uffici continuano non solo ad assegnare brevetti, ma anche ad esercitare pressioni lobbistiche. Il sistema dei brevetti versa oggi in profonda crisi, ma essi non sono in grado di riformarlo e anzi, con la loro politica d’assegnazione lassista, continuano a mettere a rischio molte aziende europee.

Nel 2005 la Commissione è sembrata più attenta agli interessi delle grandi multinazionali che non a quelli delle piccole e medie imprese europee, le quali costituiscono la principale forza d’innovazione tecnologica dell’Europa. Il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sulla brevettabilità dei software, ma non ha il potere di avviare iniziative legislative.

Considerazioni

Studi

Un grande numero di seri studi scientifici ed economici giustifica l’abolizione dei brevetti sul software.

Copyright per il software, ma nessun brevetto

Gli autori di software sono già protetti dalla legge sul diritto d’autore, che permette ad altri di proseguire l’innovazione nello stesso campo generando una salutare competizione, ma questa protezione è minacciata dai brevetti sul software. È fin troppo facile violare un brevetto sul software del tutto inconsapevolmente. Le aziende produttrici di software non hanno bisogno dei brevetti per innovare: debbono anzi esser protette dai detentori di brevetti il cui fondamento legale sia poco chiaro.

Querele invece di innovazione

I brevetti software falliscono proprio in ciò che sarebbe il loro scopo legittimo: favoriscono il proliferare delle azioni legali a scapito dell’innovazione, annullando la propria stessa giustificazione democratica; costringono i produttori di software a sprecar denaro per seguire pratiche burocratiche e cause legali e per eludere le pretese sul software di dubbio fondamento – denaro che sarebbe meglio speso per la ricerca applicata. Così i proprietari di brevetti sul software, che non sempre sono anche produttori di software, hanno modo di esercitare uno sleale controllo del mercato.

Errori americani

Negli Stati Uniti si spendono ogni anno miliardi di dollari per cause legali sui brevetti software, cause che non coinvolgono soltanto le aziende produttrici di software, ma anche aziende d’altro tipo, solo perché hanno un sito web. È ciò che sta cominciando ad accadere anche in Europa: occorre evitare che questo errore si ripeta qui.

Noi chiediamo con forza ai nostri legislatori:

  • di far approvare, in materia di brevetti, una legislazione nazionale meglio formulata, che escluda qualsiasi brevetto sui software;
  • di far decadere tutte le concessioni dii brevetti che possano essere violati dal software installato su apparecchi programmabili;
  • e inoltre di adoperarsi perché tale normativa sia adottata anche a livello europeo, a cominciare dalla Convenzione europea sui brevetti.

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Cari ministri italiani, passate all’open source

Posted by OpenCLI on March 04, 2009
I.T. News, Pubblica Amministrazione, Società / No Comments

Come in America, vogliamo incentivare i nostri ministri all’adozione del software libero.

Fonte: ZEUS News – 04-03-2009

Cari ministri della pubblica amministrazione e l’innovazione onorevole Renato Brunetta, della semplificazione normativa onorevole Roberto Calderoli, dell’economia e finanze onorevole Giulio Tremonti, dello sviluppo economico onorevole Claudio Scajola, dell’istruzione università e ricerca onorevole Mariastella Gelmini, e al capo del governo onorevole Silvio Berlusconi: per favore prendete in considerazione l’open source.

Sono un piccolo imprenditore che sviluppa software e soluzioni per l’information technology e mi rivolgo a voi in quanto credo che siate le persone che possono prendere decisioni significative in grado di aiutare l’economia e lo sviluppo in un momento di difficoltà come quello che stiamo attraversando.

Già altri produttori di software si sono rivolti al presidente degli Stati Uniti d’America Barack Obama, con una lettera simile alla mia, e di conseguenza mi sento in dovere di farvi presente come possiamo migliorare l’universo dell’IT della pubblica amministrazione.

Il software open source è già usato in molte aree con meravigliosi risultati e riducendo notevolmente i costi di gestione nelle infrastrutture con programmi come Apache, Tomcat, Php, MySql e altri; nello sviluppo con strumenti come Eclipse, Ruby on Rails; nella comunicazione e collaborazione grazie ad applicazioni libere come Open Office, WordPress e Joomla.

Il mondo dello sviluppo del software sta cambiando grazie all’open source, grazie anche ai valori che lo definiscono: apertura, sviluppo, cambiamento, progresso, libertà. Questi stessi valori sono indispensabili per far crescere e migliorare il nostro meraviglioso Stato e so che voi non potete che condividerli.

Altri governi a noi vicini hanno già detto sì all’utilizzo di software aperto: Russia, Brasile, Olanda e molti altri. Notizia di questi giorni è che anche il Regno Unito adotterà l’open source, e vorrei sottolineare quanto ha dichiarato il ministro britannico per il digital engagement Tom Watson: “L’open source è uno dei più significativi sviluppi culturali nell’IT dell’ultimo ventennio, perché ha dimostrato come gli individui, lavorando assieme in Internet, possano creare prodotti che rivaleggiano e a volte superano quelli delle grandi corporazioni”.

Anche Scott Mc Nealy, presidente e cofondatore di Sun, è stato interpellato dall’amministrazione Obama per utilizzare maggiormente sistemi aperti nella pubblica amministrazione americana.

Grazie a questo universo informatico aperto si possono abbassare i costi, non essere più dipendenti da un unico fornitore per un programma, aiutare le aziende italiane che si dedicano allo sviluppo software a crescere, dare ai cittadini strumenti innovativi e chiari che semplifichino la nostra burocrazia.

Vedo i vostri ministeri come obiettivi e al tempo stesso strumenti per rendere migliore la vita di ogni cittadino: ministro Renato Brunetta, analizzi come innovare la nostra pubblica amministrazione con l’open source; ministro Giulio Tremonti, sappia che con questi mezzi potrà diminuire i costi del nostro Stato; ministro Claudio Sajola, permetta uno sviluppo economico delle nostre aziende dell’information technology; ministro Mariastella Gelmini, sappia che utilizzando il software libero diminuirà i costi della scuola e della ricerca, potendo investire i soldi rimanenti in altri ambiti.

Sono fiducioso nel fatto che non perderete questa meravigliosa occasione di migliorare sia la nostra pubblica amministrazione che la vita dei cittadini italiani.

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