Archive for March, 2009

III Conferenza Italiana sul Software Libero

Posted by OpenCLI on March 27, 2009
I.T. News, Licenze libere, News, Società, Software Libero / No Comments
12 June 2009a13 June 2009

Il 12 e 13 giugno 2009 Bologna ospita la terza Conferenza Italiana sul Software Libero, per fare il punto sullo stato dell’arte del Software Libero in Italia. Questo appuntamento è il luogo d’incontro di chi in Italia è attivo nella ricerca sul Software Libero, nello sviluppo di Software Libero, nella promozione e nella diffusione del Software Libero.

Come nelle due precedenti edizioni (a Trento nel 2008 e a Cosenza nel 2007), sono attese a Bologna le varie anime del software libero in Italia, dai semplici utenti alle associazioni, dalle aziende agli enti pubblici, ai ricercatori e agli sviluppatori. I temi di interesse sono molteplici, coprendo tutte le possibili aree tematiche legate al Software Libero, dagli aspetti economici, giuridici e tecnici, a quelli etici, sociali e filosofici.

Durante la Conferenza sono previste sessioni tematiche ed eventi paralleli a carattere sia accademico che divulgativo, coinvolgendo imprese, enti pubblici, università ed enti di ricerca, sviluppatori, ricercatori, cittadini, operatori del settore, ed appassionati, per conoscersi e avviare collaborazioni e progetti. In questa edizione saranno presenti numerosi spazi di dibattito e coinvolgimento dei partecipanti.

http://www.confsl.org/confsl09/

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Petition to stop software patents in EuropePetizione per fermare i brevetti software in Europa

Posted by OpenCLI on March 27, 2009
I.T. News, Pubblica Amministrazione, Società / No Comments


Introduction

Our petition aims to unify the voices of concerned Europeans, associations and companies, and calls on our politicians in Europe to stop patents on software with legislative clarifications.

The patent system is misused to restrain competition for the economical benefit of a few but fails to promote innovation. A software market environment is better off with no patents on software at all. Healthy competition forces market players to innovate.

European court decisions still accept in many cases the validity of the software patents granted by national patent offices and the European Patent Office (EPO) that is beyond democratic control. They not only continue to grant them, but also to lobby in favor of them. Despite the current deep crisis of the patent system, they are unable to reform and put at risk too many European businesses with their soft granting policy.

On 2005 the Commission appeared to be more supportive to the interests of major international conglomerates than of small and medium sized enterprises from Europe – who are a major driving force behind European innovation. The European Parliament rejected at the end the software patent directive, but has no rights for legislative initiatives.

Considerations

Studies

A large number of serious scientific and economic studies justify ruling out patents on software.

Copyright for software, but no patents

Software authors are already protected by copyright law, allowing others to innovate in the same space generating healthy competition, but this protection is undermined by patents on software. It is far too easy to violate patents on software whilst being completely unaware of any transgression. Software companies do not use and do not need the patent system to innovate. They must be protected from owners of dubious granted patents.

Litigation instead of innovation

Software patents miss their legitimate purpose. Patents on software favour litigation in detriment of innovation, defeating their democratic justification. They force software producers to spend on bureaucracy, lawsuits, and circumventing dubious granted claims on software what would otherwise be spent on Research and Development. Owners of patents on software, who sometimes doesn’t produce software themselves, obtain a means to exert unfair control over the market.

American mistakes

In the USA there are billions of dollars in litigation over software patents each year, and not only between software companies, but also other companies just because they have a web site (this starts to happen in Europe also). This mistake needs to be avoided in Europe.

We urge our legislators

  • to pass national legal clarifications to substantive patent law to rule out any software patent;
  • to invalidate all granted claims on patents that can be infringed by software run on programmable apparatus;
  • to also strive to propagate these rules to the European level, including the European Patent Convention.


Introduzione

La nostra petizione mira a unire le voci preoccupate di singole persone, associazioni ed aziende d’Europa, e chiede ai nostri politici in Europa di fermare i brevetti sui software introducendo una legislazione nuova e più chiara.

Il sistema dei brevetti è usato in modo scorretto per limitare la concorrenza per il vantaggio economico di pochi, ma non riesce a promuovere l’innovazione. È meglio che il mercato del software sia completamente libero dai brevetti: una sana concorrenza spinge gli operatori del mercato all’innovazione.

Le sentenze dei tribunali europei ammettono ancora, in molti casi, la validità dei brevetti sui software assegnati dagli uffici brevetti nazionali e dall’Ufficio europeo dei brevetti (UEB), che sono sottratti a qualsiasi controllo democratico. Questi uffici continuano non solo ad assegnare brevetti, ma anche ad esercitare pressioni lobbistiche. Il sistema dei brevetti versa oggi in profonda crisi, ma essi non sono in grado di riformarlo e anzi, con la loro politica d’assegnazione lassista, continuano a mettere a rischio molte aziende europee.

Nel 2005 la Commissione è sembrata più attenta agli interessi delle grandi multinazionali che non a quelli delle piccole e medie imprese europee, le quali costituiscono la principale forza d’innovazione tecnologica dell’Europa. Il Parlamento europeo ha respinto la direttiva sulla brevettabilità dei software, ma non ha il potere di avviare iniziative legislative.

Considerazioni

Studi

Un grande numero di seri studi scientifici ed economici giustifica l’abolizione dei brevetti sul software.

Copyright per il software, ma nessun brevetto

Gli autori di software sono già protetti dalla legge sul diritto d’autore, che permette ad altri di proseguire l’innovazione nello stesso campo generando una salutare competizione, ma questa protezione è minacciata dai brevetti sul software. È fin troppo facile violare un brevetto sul software del tutto inconsapevolmente. Le aziende produttrici di software non hanno bisogno dei brevetti per innovare: debbono anzi esser protette dai detentori di brevetti il cui fondamento legale sia poco chiaro.

Querele invece di innovazione

I brevetti software falliscono proprio in ciò che sarebbe il loro scopo legittimo: favoriscono il proliferare delle azioni legali a scapito dell’innovazione, annullando la propria stessa giustificazione democratica; costringono i produttori di software a sprecar denaro per seguire pratiche burocratiche e cause legali e per eludere le pretese sul software di dubbio fondamento – denaro che sarebbe meglio speso per la ricerca applicata. Così i proprietari di brevetti sul software, che non sempre sono anche produttori di software, hanno modo di esercitare uno sleale controllo del mercato.

Errori americani

Negli Stati Uniti si spendono ogni anno miliardi di dollari per cause legali sui brevetti software, cause che non coinvolgono soltanto le aziende produttrici di software, ma anche aziende d’altro tipo, solo perché hanno un sito web. È ciò che sta cominciando ad accadere anche in Europa: occorre evitare che questo errore si ripeta qui.

Noi chiediamo con forza ai nostri legislatori:

  • di far approvare, in materia di brevetti, una legislazione nazionale meglio formulata, che escluda qualsiasi brevetto sui software;
  • di far decadere tutte le concessioni dii brevetti che possano essere violati dal software installato su apparecchi programmabili;
  • e inoltre di adoperarsi perché tale normativa sia adottata anche a livello europeo, a cominciare dalla Convenzione europea sui brevetti.

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Kosmix, il futuro delle ricerche on-line?

Posted by admin on March 23, 2009
I.T. News, Marketing / No Comments

Leggo oggi su Repubblica (versione cartacea) di Kosmix, nuovo modello di ricerca on-line, nato dall’intelligenza di due sviluppatori indiani, Venky Harinarayan e Anand Rajaraman.

Kosmix non è un vero e proprio motore di ricerca, ma un “aggregatore di ricerca”. Con questo strumento, infatti, non si va a cercare tutte le occorenze on-line di una o più parole, ma tutto quello che si trova on-line su di un dato argomento, aggregato in una pagina suddivisa tra risultati della ricerca tuout court (usando google), risultati  nei social network video (truveo e youtube) e su quelli delle foto (ancora google e flickr).

Un’idea semplice ma fantastica, a nostro modestissimo punto di vista, che trasforma la “banale” ricerca nella possibilità di trovarsi già “formattati” in un mini-portale i risultati, pronti per essere fruiti da tutti i punti di vista. E’ anche possiible modificare la pagina risultante a piacimento, cliccando su “Edit this page”.

Un altro colpo gobbo ai portali di informazione, in primis a quelli dei già mal messi giornali on-line.

Non è un caso, si legge su Repubblica, se questa giovane start-up (nata nel 2007) ha già 65 dipendenti e finanziamenti per 55 milioni di dollari, arrivati dalle principali aziende del settore.

A nostro avviso un fenomeno da seguire con grande attenzione.

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Il terzo Ubuntu-it Meeting

Posted by OpenCLI on March 13, 2009
Convegni, I.T. News, News, Software Libero / No Comments
29 March 2009

Si terrà questo 29 marzo il terzo Ubuntu-it Meeting, appuntamento della comunità italiana che promuove l’uso della notissima distribuzione GNU/Linux nel nostro paese.

Qui tutte le informazioni del caso:

http://wiki.ubuntu-it.org/UbuntuItMeeting

Partecipate e… buon meeting a tutti/e!

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French police: we saved millions of euros by adopting UbuntuLa polizia francese: abbiamo risparmiato milioni di euro adottando Ubuntu GNU/Linux

Posted by OpenCLI on March 13, 2009
I.T. News, Pubblica Amministrazione, Società, Software Libero / No Comments

From: http://arstechnica.com

France’s Gendarmerie Nationale, the country’s national police force, says it has saved millions of dollars by migrating its desktop software infrastructure away from Microsoft Windows and replacing it with the Ubuntu Linux distribution.

The Gendarmerie began its transition to open source software in 2005 when it replaced Microsoft Office with OpenOffice.org across the entire organization. It gradually adopted other open source software applications, including Firefox and Thunderbird. After the launch of Windows Vista in 2006, it decided to phase out Windows and incrementally migrate to Ubuntu.

At the current stage of the migration, it has adopted Ubuntu on 5,000 workstations. Based on the success of this pilot migration, it plans to move forward and switch a total of 15,000 workstations to Ubuntu by the end of the year. It aims to have the entire organization, and all 90,000 of its workstations, running the Linux distribution by 2015.

A report published by the European Commission’s Open Source Observatory provides some details from a recent presentation given by Gendarmerie Lieutenant-Colonel Xavier Guimard, who says that the Gendarmerie has been able to reduced its annual IT budget by 70 percent without having to reduce its capabilities.

Since 2004, he says that the Gendarmerie has saved up to €50 million on licensing and maintenance costs as a result of the migration strategy. He believes that the move from Windows to Ubuntu posed fewer challenges than the organization would have faced if it had updated to Windows Vista.

“Moving from Microsoft XP to Vista would not have brought us many advantages and Microsoft said it would require training of users,” said Lt. Col. Guimard. “Moving from XP to Ubuntu, however, proved very easy. The two biggest differences are the icons and the games. Games are not our priority.”

Support for open standards is a key part of the Gendarmerie’s emerging IT policy. Standards-based technologies give it more freedom to choose which vendors it adopts and also makes it easier for the Gendarmerie to interoperate with other government networks. It has found that open source software is better at handling open standards. Linux has also simplified remote maintenance tasks.

Linux has also been adopted by several other government agencies in France. The French National Assembly runs Ubuntu on over 1,000 workstations and the Ministry of Agriculture uses Mandriva Linux.

The success of the Gendarmerie Ubuntu migration reflects several emerging trends in IT. First, it represents the rising influence of community-driven distros which are largely supported internally by the organizations that adopt them. Analysts have noted a growing preference for this approach which can be cheaper than adopting a conventional enterprise distro like Red Hat with annual commercial support contracts.

The Gendarmerie migration also demonstrates the significant cost savings that governments can get from adopting open source software. As the global financial downturn continues to put pressure on budgets, governments are going to increasingly look to open source software as a way to cut IT costs. We have recently seen moves in this direction from Canada and the UK.

Fonte: OSS Blog

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Perché vogliono chiudere la rete?

Posted by OpenCLI on March 09, 2009
Pubblica Amministrazione, Società / No Comments

Tra le tante attività del Governo Berlusconi in carica, c’è quella che punta a “regolamentare” la rete, Internet.

Preposti ufficialmente a questa attività sono alcuni celebri esponenti dello star system italiano, come Luca Barbareschi (di cui abbiamo già scritto) e l’attivissima Gabriella Carlucci.

Proprio quest’ultima ha pubblicato recentemente la sua proposta di legge “antipedofilia”, in risposta alle polemiche di questi giorni, è si è scatenato (speriamo) il putiferio.

Intanto riporto la bella analisi di Guido Scorza, Presidente Istituto per le politiche dell’innovazione, pubblicata oggi su Punto Informatico. E’ un’analisi lunga, ma merita di essere riportata per intero perché fa il punto della situazione e ci permette di capire e di analizzare cosa sta succedendo e perché:

Continue reading…

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Boox, l’ebook reader open

Posted by OpenCLI on March 06, 2009
Dispositivi, I.T. News, Video / No Comments

Fonte: Wired Italia E’ in arrivo (si spera) dalla Cina un nuovo affascinante ebook reader: il BOOX, prodotto dalla Onyx. Il BOOX ha caratteristiche uniche, in questo momento:

  • schermo touch screen;
  • possibilità di scrivere sui documenti con il pennino in dotazione (e quindi sottolineare, prendere appunti, etc etc);
  • 512 Mb di ram più porta per schede SD o SDGH;
  • ampia connettività, grazie al Wi Fi, 3G e GPRS;
  • possibilità di leggere PDF, TXT, HTML, MOBIPOCKET, EPUB, CHM, PDB, JPG, PNG, GIF, BMP, TIFF, MP3, WAV;
  • supporto a varie lingue (non si sa se c’è anche l’italiano);
  • è disponibile in tre diverse dimensioni: 15, 17 e 25 cm.

Ma sicuramente una delle caratteristiche più affascinanti, se la cosa sarà confermata, è la sua natura “open”, con pieno supporto per le librerie libere GTK. Sotto potete vedere un video che vale tante chiacchiere:This video was embedded using the YouTuber plugin by Roy Tanck. Adobe Flash Player is required to view the video.

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Impresa 4.0

Posted by OpenCLI on March 04, 2009
Marketing / No Comments

Impresa 4.0

Impresa 4.0

E’ uscito da qualche mese il primo libro italiano (per quel che ne sappiamo) che si occupa di marketing con un tagli squisitamente “2.0″.

Un libro che, non a caso, si chiama “Impresa 4.0“, scritto a quattro mani da Franco Giacomazzi e da Marco Camisani Calzolari.

Un libro straordinariamente interessante, che tratteggia le strategie future delle aziende avendo a disposizioni i nuovi strumenti di comunicazione di Internet, il cosiddetto “Web 2.0“.

Gli autori spiegano in maniera semplice ma efficace come integrare ai consolidati strumenti di marketing l’utilizzo di internet, attraverso quali strumenti e per ottenere quali benefici.

Di seguito la loro introduzione al testo:

Il Nuovo Web, che alcuni chiamano Web 2.0 o, se correlato alle aziende, spesso Enterprise 2.0, comprende numerosi strumenti utili all’impresa moderna. Se da un lato è sempre più evidente quanto il Nuovo Web sia davvero indispensabile all’azienda moderna, dall’altro è ancora difficile comprendere quali strumenti possano sostituire o integrare quelli tradizionali e per quali funzioni.

Un anno fa Marco Camisani Calzolari e Franco Giacomazzi, “grande vecchio” del marketing in Italia, hanno deciso di lavorare a un progetto che avesse l’obiettivo di mettere ordine e trovare analogie sostenibili tra gli strumenti del Nuovo Web e le funzioni aziendali.

Siamo partiti dall’impresa e l’abbiamo immaginata come sostenuta da tre “pilastri”: la Value Proposition (quale valore l’azienda offre), le Operations (le attività di progettazione, produzione e distribuzione) e la Relazione Comunicativa d’impresa. La Relazione Comunicativa è un processo atto a creare un legame tra l’azienda e un qualunque suo interlocutore e, oggi più che mai, è componente essenziale della attività di marketing ed elemento condizionante per il buon funzionamento dell’impresa stessa.

Definito il concetto di Relazione Comunicativa l’abbiamo declinata nei principali ambiti in cui può manifestarsi nel mondo dell’impresa e delle organizzazioni : la relazione con il mercato, con gli stakeholder e, infine, quella tra l’impresa e i propri collaboratori. In sostanza abbiamo analizzato i due mondi: quello interno e quello esterno; quindi “Dentro” e “Fuori”. Abbiamo ritenuto che la Relazione Comunicativa non potesse che spostarsi attraverso vettori che costituiscono un modello interpretativo che ruota attraverso tutte le possibili combinazioni: Dentro-Fuori, Dentro-Dentro, Fuori-Fuori,Fuori-Dentro.

A ognuna delle quattro direzioni abbiamo associato gli strumenti e le piattaforme del Nuovo Web presentandoli con un inquadramento concettuale e strutturato orientato all’impiego da parte dei manager.
Più precisamente nella direzione Dentro-Fuori, la funzione più tradizionale dell’azienda perché coinvolge la relazione della stessa verso l’esterno, sono comprese le azioni svolte e innescate dall’impresa nei confronti del mercato e degli stakeholder, supportate non solo dagli strumenti tradizionali ma anche da quelli proposti dal Nuovo Web.

Nella direzione Dentro-Dentro, che riguarda la gestione della Relazione Comunicativa all’interno dell’impresa, sono evidenziate le opportunità offerte dai nuovi tools, incentrati sul concetto di partecipazione.
Nel Fuori-Fuori sono illustrate le modalità e gli strumenti che generano la Relazione Comunicativa tra soggetti esterni all’impresa su temi che la coinvolgono: dai contenuti generati dagli utenti alla loro diffusione virale tra singoli o communities. Questa comunicazione ha luogo anche se l’azienda non lo desidera, e senza alcun apparente controllo da parte di quest’ultima.

Infine la direzione Fuori-Dentro include le azioni orientate a portare all’interno dell’azienda informazioni rilevanti al suo funzionamento, come il market sensing, l’acquisizione di conoscenze, o il monitoraggio di quanto si dice su di essa e su i suoi prodotti. In sostanza, sono trattati gli strumenti in grado di facilitare il “trasporto” dell’informazione dal mondo circostante all’interno dell’impresa.

Il modello a quattro direzioni offre uno strumento interpretativo affinché le potenzialità messe a diposizione dal Nuovo Web siano sfruttate correttamente dalle aziende, senza l’eccessiva influenza delle mode ( aprire un blog aziendale senza collocarlo all’interno di un progetto più ampio e strutturato può rivelarsi inutile, uno spreco di tempo e quattrini ).

Questo lavoro si è tradotto in un libro scritto da me e dal Prof. Franco Giacomazzi , “Impresa 4.0 Marketing e Comunicazione Digitale a 4 direzioni” , disponibile in libreria dalla fine del mese di settembre , che può dare alle imprese un contributo per comprendere la transizione imposta dalle Nuove Tecnologie Digitali e il giusto impiego della corrispondente strumentazione nella Relazione Comunicativa d’impresa.
Un percorso che parte dall’analisi del contesto culturale del mondo digitale e si snoda attraverso l’approfondimento delle 4 direzioni inquadrate in un modello logico di ampio respiro. Vengono, inoltre, elencate le categorie di strumenti a loro correlate, sino a un livello di dettaglio, presentato nelle schede tecniche, che descrive i principali prodotti oggi disponibili.

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Pubbliche relazioni, contro la crisi la comunicazione è online

Posted by OpenCLI on March 04, 2009
Marketing, Società / No Comments

Fonte: Il Sole240re, di Claudia La Via

Per battere la crisi le pubbliche relazioni virano sull’online. Interagire in modo efficace ed economico direttamente con il proprio target di riferimento, non solo all’interno di un sito aziendale ma nell’intero spazio del web. Il tutto a costi nettamente inferiori rispetto a qualsiasi altra attività di marketing e comunicazione off line, sia in termini assoluti che di ritorno sugli investimenti. È questa la vera rivoluzione della comunicazione 2.0, quella che si gioca tutta su internet, sulle strategie di individuazione degli “angoli” giusti della rete, sull’ascolto delle opinioni, sulla partecipazione attiva. Lo ha capito Cultur-e, che dal 2001 punta tutto sulla forza della comunicazione via web, mescolando insieme cultura, competenza tecnologica ed esperienza editoriale, come la stessa “e” finale ricorda, richiamando la nuova dimensione creata dalla comunicazione virtuale.
Una chiave vincente che le ha pemesso di catturare l’interesse di numerose aziende italiane. «Oggi le imprese hanno ancora poca conoscenza delle mille potenzialità del web e dell’importanza che gioca l’online nelle attività di comunicazione e marketing. Regna ancora molta confusione sulle metodologie e sugli ambiti di applicazione, ma già da qualche tempo le cose si stanno muovendo», sottolinea Pietro Battistella, responsabile marketing e comunicazione di Cultur-e.
E lo dimostrano i numerosi progetti che la società ha messo in piedi sulla piazza virtuale, a partire da Enel, che da tempo ormai investe sulla rete, anche grazie a un canale dedicato su Youtube, una sorta di biblioteca digitale di tutta la produzione video aziendale a portata di click. Perché il valore aggiunto non è quello di “farsi belli a casa propria”, ossia di avere tutte le tecnologie e gli strumenti migliori per presentare il proprio prodotto all’interno di un sito istituzionale, ma il farsi raggiungere da chiunque e ovunque.
Un’altra vero asso nella manica sono i social network interni che, secondo Cultur-e, nascono da un bisogno di comunicare con un pubblico più ampio, di creare uno spazio per lo scambio di informazioni, ma soprattutto permettere agli utenti di condividere e partecipare.
Occasione d’oro che ha da poco colto anche ATM Milano, l’azienda dei trasporti urbani del capoluogo lombardo, che ha potenziato il nuovo portale con un servizio di customer care on line grazie a una serie di strumenti di partecipazione diretta. Redattori ATM e semplici utenti potranno infatti pubblicare contenuti georeferenziati su temi legati a mobilità sostenibile, cultura e territorio, trasporto e disabilità, innovazione tecnologica e sicurezza.
Un altro esempio? Cultur-e ha da poco sviluppato, sul nuovo portale della Ferpi (Federazione relazioni pubbliche italiana), il primo social network professionale del settore: un luogo di partecipazione, conoscenza reciproca e scambio di informazioni dedicato agli associati. «Un’esperienza positiva che ci fa capire come la direzione giusta da seguire sia la condivisione e l’universo delle community anche e soprattutto nel mondo aziendale. Non solo con finalità di comunicazione interna ma anche e soprattutto per una vera apertura e un vero confronto con il mondo esterno», ha ricordato Battistella.

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Creative Commons presenta la licenza Zero

Posted by OpenCLI on March 04, 2009
Licenze libere, News / No Comments

CC0 è lo strumento che permette di rinunciare a ogni diritto sulle opere prodotte.

Fonte: ZEUS News – 01-03-2009

Creative Commons CC0 CCZero rinuncia diritto autor

Dopo più di un anno di lavoro – se ne cominciò a parlare nel dicembre del 2007 – CCZero (o CC0) ha raggiunto la versione 1.0 ed è pronto a essere usato da chiunque.

CC0 è stato creato dalla Creative Commons non per avere una licenza in più, ma per dare vita a uno strumento che consenta agli autori di rinunciare a ogni diritto sui contenuti che producono (un waiver, un esonero); il suo motto è infatti “No Rights Reserved”, ossia “Nessun diritto riservato”.

Non si tratta di un doppione della Public Domain Dedication and Certification, che rende un’opera “di pubblico dominio”: secondo i suoi creatori, CC0 è “più completo e robusto dal punto di vista legale”, in quanto non specificamente legato alla legge statunitense, “universalmente applicabile, inteso per l’uso nel mondo intero da chiunque e in qualunque luogo”.

Chi decide di adottare CC0 per il proprio lavoro (tramite l’apposito chooser) rinuncia a tutti i diritti collegati fino a dove permesso dalla legge.

Qualora in alcuni Stati non sia permesso rinunciare a tutti i diritti (qualcuno per esempio vieta la rinuncia ai diritti morali), l’autore concede comunque a chiunque la possibilità di usare il lavoro in qualunque modo, per sempre e senza condizioni.

A differenza delle licenze Creative Commons base, non sarà nemmeno necessario indicare la paternità delle opere riutilizzate.

Nonostante le rassicurazioni sulla validità pressoché mondiale di CC0 (pur con le eccezioni che lo ridurrebbero a una sorta di “pubblico dominio” in alcune giurisdizioni), è evidente come la base da cui è partito il lungo lavoro sia il diritto anglosassone. Sarà interessante vedere questo strumento alla prova anche da noi.

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